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Scusate il disturbo

Molti si dedicano al restauro, constatando la carente attenzione nei riguardi dell’ambiente e delle opere artistiche che ci circondano. Ambiente ed opere che sembrano spesso quasi essere d’ostacolo alla nostra ricerca di benessere immediato. Se l’ambiente naturale e l’operato umano in passato parevano autoregolarsi, sia pur con una minima armonia tra loro, l’avvento dell’era industriale ha innescato una serie irreversibile di dicotomie, al punto che in molti casi le nostre manualità operano su elementi che non conoscono. A volte ci si chiede:  che senso ha produrre opere d’arte, se intorno si distrugge il restante operato artistico?
Chi lavora nel restauro e nella ristrutturazione di edifici storico artistici trova di fronte a sé soltanto ostilità, competitività ed arroganza, senza parlare di alcune zone delle riviere liguri, dove malavita e attività mafiose si insinuano con profitto nell’ambiente.
Inefficienza e corruzione hanno reso piuttosto angosciante il destino del settore. Si sono progressivamente ridotte le possibilità di lavoro dei piccoli artigiani in favore di grosse imprese dell’edilizia rampanti, molto dotate di entrature nel mondo della politica e di denaro, ma spesso sprovviste delle necessarie competenze tecniche. Imprese che spesso sfruttano i lavoratori e non esitano a distruggere affreschi o a gettare colate di cemento su chiese medioevali.  Il tutto nella completa  complicità della politica, che anzi ha favorito sempre di più con le sue leggi i grossi boss del cemento a danno di chi aveva amore per il nostro patrimonio storico e artistico.
Ora si sta completando l’opera con interventi normativi che hanno a che fare con interessi ben diversi dalla Conservazione del nostro patrimonio culturale. Con un decreto sta cercando di escludere quasi tutti gli operatori del restauro dalla possibilità di lavorare, riducendo sempre più i poteri di tutela delle Sovrintendenze. Questo a danno di una serie di maestranze specializzate, che conoscono il modo di intervenire su quel tessuto delicato e prezioso che sono i nostri meravigliosi monumenti, con il rischio di trasformare i nostri inimitabili centri storici in tristi imitazioni di Disneyland e di Las Vegas e di rendere disoccupati circa 700mila restauratori e artigiani, a solo vantaggio dei soliti noti di cui ormai si inizia a comprendere il modo di operare con le notizie di cronaca che arrivano dalla sfortunata città dell’Aquila.

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