Festival della Poesia
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tratto da “Poesia Assente” (Tamirace Fakhoury)

Questa è l’ultima barca prima della tempesta
ma io rimarrò sulla banchina

Ho toccato le tue mani al sole
e le onde non potranno più amputare i miei piedi

Questa è l’ultima colpa del mare
Ma non ho bisogno di una coscienza

Ho affogato il mio corpo nel fango del mattino
e sono diventata impermeabile

Questo è l’ultimo villaggio illuminato
ma non ho bisogno di una storia

Aspetto la notte per scivolare nel libro del ponte dormiente
Aspetto il fruscio delle foglie per distrarre la burrasca

Questa è l’ultima illusione degli angeli perduti
Ma non ho bisogno di una rivelazione

La mia ferita ha inghiottito le tombe vuote
Porto la bandiera della pace
La tempesta ha spazzato via il ritmo del riposo
rifiuto la tregua e la pietà

L’esilio è il cammino più sicuro verso le tue braccia

Tamirace Fakhoury 
è nata nel 1974 a Beit chabab, Monte Libano. Ha pubblicato all’età di nove anni una raccolta di poesie: “I paesi arabi dell’Imperatore e il bambino smarrito”, e più tardi, tre raccolte di poesie in lingua francese dalle Editions Dar An-Nahar. La sua poesia, scritta in francese è sobria, essenziale. Spogliato dalla metafora, oscilla tra la celebrazione della vita e la paura della morte, quella morte troppo osteggiata durante la sua infanzia tra le montagne libanesi. Le sue poesie sono state pubblicate su riviste in Libano, Francia, Canada e Germania. Attualmente vive a Firenze, dove è assistente ricercatrice al CARIM, European-Mediterranean Consortium for Applied Research on International Migration.


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