Poesie e altro
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Picabia, il genio un po’ bambino del Dadaismo

Francis Picabia
Nato a Parigi, da madre francese e padre spagnolo. Ebbe un’infanzia agiata, nonostante fosse emotivamente turbato.
Divenne amico di Marcel Duchamp, di Apollinaire, di Albert Gleizes, Roger de La Fresnaye, Fernand Léger e Jean Metzinger.
Fu spesso a New York dove prese parte attiva nei movimenti di avanguardia.
Nel 1916, pubblicò a Barcellona la prima copia del periodico dadaista 391, nel quale pubblicò i suoi primi disegni meccanici. Continuò la pubblicazione con l’aiuto dell’amico Duchamp negli Stati Uniti.
Picabia proseguì il proprio coinvolgimento nel movimento dadaista durante il 1919 a Zurigo e a Parigi
Morì a Parigi, nella stessa casa in cui era nato, il 30 novembre 1953.

Capriole

Dislocazione dell’acqua immobile
Fagioli
Oppio
Esplosione
Il segnale dei flauti bratta
Ai miei piedi
Sbilenchi nella piega del suo geroglifico
Recinta
Sbrecciata
Casa
Magici steccati a mezzogiorno
Da ogni parte orizzontale soggiorno
Nata
Il metodo per abbracciare
Niente

Fiore reciso

Abitavamo la stessa età
in una città deserta
e il sipario elettrico
introduceva due volte le sue batterie
in una scatola di fiammiferi strambi

Globi elettrici

Un tempio mollemente in riva all’acqua
si mise a bollire come sulla cima
di montagne pacifiche.
Fate canocchie mettono su radici
lungo il mio cervello di papavero
e pian pianino come coppe miste
rivestono la lista della gente
in cerchio davanti alla strada di giada

Vivere

L’egoismo conquistatore rifà un cretino
Un amante aspetta la felicità
Questioni d’apparenze
Io non ho visto mai
Chi le porta
L’ignoto non ha teorie
Intorno allo spreco
Lungo il naufrago fiume

Felice

Metamorfosi multiple
del sognatore fantastico
che bacia pelli di polli appiattiti
e senza fatica diventa il genio
strettamente estasiato del pensiero –
Apri la porta a tre prostitute ragazze
in legno di violetta

Bocche

Azzurro avorio il tuo corpo
Amore a due mani
Dormi?
Amica mia diletta
Ogni sera sul petto
Del nostro amore.

Cintura di seta

Il pittore spazzacamino timbra il comignolo del torrente
Lo aiuteremo in primavera un luccio sul berretto
Falciatori del ribes colpito dalla folgore
Il pennacchio di una fragola matura canta una canzone carina
Scuola di giraffe di carpe cappuccine
I pini coprono il cielo
Ceramica di cigno mi recai a Parigi
Sopra una costoletta annegata al sole delle economie
Porto un gioco di domino in un pollo sperduto
E il canto dei tubi del gas
Amici gioiosi tolgono la fodera al divano
per assistere alla finestra al concerto delle api

Ogni giorno

La notte splende come foglie di vetro
Ho capito
Le foglie si coprono di nuvole
Avventura nuova
Tutta nuova la notte
Che dondola in aria come una stampella
Inferma
Me ne sto in casa sopra una scaletta.

Felicità

Voglio che l’oggetto
Come l’alcool pagano
Impiastricci lo stomaco della ragione
E che il canto del gallo
Maledica il sole
Passatempo del diavolo
Ubbie che felicità
Io sto benissimo
A casaccio

In Svizzera

La campana di sotto per morire a lungo
È firmato come un ghiro confettura spagnola
In questi monti di paglia azzurrina
Questa chiarità muta in fretta dal bianco all’ombra
Cime chiazzate di verde
Le abetaie di burro ridono per sorbire il caffè
Un contadino nebbione fetido stringe le labbra
Mentre sguazzano i miei piedi da sonnambulo
La fanghiglia severa era losca al sole
L’odore finì col bruciare i paesaggi parigini
Di fronte a me cade in ginocchio la natura

Caffettiera di burro

Redini in mano seminando la graziosa lingua
tutta sfiatata con lo scudiscio amazzone
la montagna bebè raccoglie cinquanta centesimi
nel giardino sanguisuga anemone
caduta da una scaletta cartolina.
Il freno dell’insalata in una cintura di cuoio
con un’arancia in mano soffia sui vestiti
del pasticciere che fa vendemmia all’ospedale
della bandiera al gambo dei ravanelli.
Siamo nella soffitta dei merli
dove l’amabile ragno reca semi
con aria stanca nel vasto liquore
dei gilè fatti di vermi piccini rosicanti.
Volteggiare nell’aria festino nel baco
è il rischio del paradiso di latta
sospeso al soffitto del caminetto

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