Poesie e altro
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Andreas Embiririkos

Di origini rumene, Embririkos si trasferì con la famiglia in Grecia quando aveva ancora sette anni e iniziò a studiare facoltà di filosofia all’Università di Atene. Terminati gli studi cominciò a scrivere le prime poesie ed in seguitò compì numerosi viaggi in Francia e in Inghilterra dove intraprese anche l’attività di fotografo.

Un colpo di dadi non abolisce mai il caso

No
Non è “l’art pour l’art”
La superiore espressione dei poeti e degli uomini
Né il realismo socialista, che è semplicemente politica
Né il godimento delle classi privilegiate
Non è questa la missione dei poeti
Perché non è possibile
Solo con la bellezza astratta
O con quella convenzionalmente descrittiva
O solo con il “mostra ciò che dovresti” o con l’“infatti”
Che siano sostituiti o soffocati gli slanci degli impulsi
Giacché la parola non è logica
Giacché la bellezza non è estetica
E il buono non è etica
Giacché “un coup de dés jamais n’abolira le hasard”
Giacché uno spermatozoo soltanto basta
Per fecondare l’ovulo della donna o la parola
Giacché soltanto l’amore vince la morte
La poesia sarà spermatica
Assolutamente erotica
O non esisterà.

Traduzione di Massimo Cazzulo

L’oltraggio alla razionalità comunicativa

Tegole olio isola serpe
a colpi di ascia si copre il presidente
ci si dovrebbe mettere al riparo
sono terribili i migliori operai
non vediamo più a due passi davanti a noi
la donna col fagotto
non capisco questo incontro uscendo dal Palazzo
cintura di medaglia
segatura in arco di cerchio sui tavoli all’aperto dei caffè
nuvola di cavallette sedimenti
ci sono interi paesi costruiti sopra le carcasse
delle lische
ogni cosa ha il colore del rubino sette volte

Gli speroni delle ragazze e la velocità delle acque

Il significato delle barre culmina dopo il passaggio dei roditori. Nessuna galleggiante città è stata più
determinata dal fluttuar dei fòmiti. Nel mezzo del petto cadono i baci quando passano le pernici e quando passano i cavalli delle riflessioni e dei pozzi. Sono morti i farisei. L’infossato cinguettìo non si consumerà. I forteti e i cristalli appartengono sia a noi che alle vergini. Qui cantano anche le donne migliori.Bivalenti gli orli degli anni producono le mazze. Non s’è avvelenata la parola orizzontale. Tutto esiste e i preziosi vincoli dell’universo osservato tutto sempre.

Tram e Akropolis

sotto la pioggia monotona
nel fango
nella grigia atmosfera
passano i tram
e nel mercato deserto
– che la pioggia ha spopolato –
vanno verso
i
capolinea
il mio pensiero
pieno di commozione
li segue con affetto finché
giungono
là dove cominciano i campi
che la pioggia inonda
ai capolinea

Tel Aviv

Eleonora
la fanciulla d’oro
suonava l’arpa
con le sue
belle candide
mani
dall’arpa
però
nessun suono
veniva fuori

I clavicembali del silenzio

io
– però –
metto fiori rossi
nei suoi capelli
mi ergo
ignudo
dentro
giardini
purpurei
mi perdo
dentro
oscure grotte

Inno per celebrare le donne che amiamo

sono le donne che amiamo come i melograni
vengono e ci trovano
le notti
quando piove
con le loro mammelle aboliscono la nostra solitudine
nei nostri capelli penetrano profondamente
e li abbelliscono
come lacrime
come spiagge luminose
come melograni

Desiderio

Prona e con zucchero sulle labbra si distese sulla luminosa corona dell’amore. L’appello non tardò ad essere esaudito. La presero prima due uccelli poi i fili di una manovra dolorosa infine la presero cinque galli che somigliavano a cavalli addestrati e deposero l’appello tra le sue cosce. La corrispondenza di ingredienti stranieri andò perduta e con ardore con alghe profumate e con sospiri scintillanti arrivò sfrenata e libera come una nuvola essenziale e costante. Ora tutte e due si chiamano Merope.

1935 trad. Paola Maria Minucci

Rosa alle finestre

Scopo della nostra vita non è la bassezza. Esistono cose infinitamente più belle anche di questa scultorea presenza della passata epopea. Scopo della nostra vita è l’amore. Scopo della nostra vita è la nostra materia infinita. Scopo della nostra la generazione accettazione della vita e di ogni nostro voto in ogni tempo e luogo in ogni ardente accendersi degli esistenti. Scopo della della nostra vita è la pelle segnata della nostra stessa esistenza.

1935 trad. Paola Maria Minucci

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